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Il disordine - Sociologia

IL MUTAMENTO SOCIALE



1. Concetto generale

Le strutture sociali servono a dare ordine all’agire umano: senza di esse regnerebbe il caos. Le nostre azioni hanno conseguenze prevedibili, ma il disordine esiste: ad esempio nei cambiamenti sociali, nei conflitti e nella criminalità.

Il mutamento sociale è l’alterazione, nel corso del tempo, dei modelli di ordine sociale. Ogni società tende a irrigidirsi nelle proprie strutture, ma i cambiamenti avvengono costantemente: istituzioni, costumi, assetti statali si trasformano. La società moderna è quella in cui il cambiamento è stabile, alimentato dal mito del progresso.

2. Fattori di cambiamento interni alla società

Nessuna società è statica: soggetti e organizzazioni cercano di modificarla secondo i propri scopi. Fattori principali:

  • Variazioni demografiche: aumento della popolazione, immigrazione, invecchiamento.

  • Mutamenti culturali: che si traducono in cambiamenti sociali.

  • Sviluppo tecnologico: come l’automobile o lo smartphone, che hanno modificato profondamente la vita sociale.

3. Il comportamento collettivo

Si verifica quando un insieme di individui agisce in modo congiunto senza fare affidamento su un sistema codificato di ruoli e posizioni. È un agire in un contesto destrutturato, come nelle mode, nei tumulti o nel panico collettivi.

IL CONFLITTO

1. Le norme e la loro trasgressione

Tutti, prima o poi, si trovano a scontrarsi con delle regole. Le norme sono necessarie (es. codice della strada), anche se possono non piacere naturalmente.
Alcuni individui non riescono ad adattarsi ai limiti imposti, perché non tollerano restrizioni alla propria libertà.

2. Il conflitto tra i codici

Nella società convivono più codici di comportamento (leggi, consuetudini, regole culturali o di classe), talvolta in contraddizione tra loro: il singolo deve scegliere quale seguire.

3. Cause del conflitto

Il conflitto nasce dall’incompatibilità degli obiettivi perseguiti da individui o gruppi sociali. Esempio: una società che produce elettricità e ha interesse a farlo a basso costo bruciando carbone andrà in contrasto con l'interesse delle associazioni ambientaliste, che è la riduzione dell'inquinamento.

4. Condizioni del conflitto

  1. Scarsità o maldistribuzione delle risorse (economiche, di prestigio, di potere).

  2. Incertezza delle norme sociali: codici in conflitto, interpretazioni diverse, tentativi di modifica.

5. Il conflitto tra gruppi

  • Può essere radicale, come nella lotta di classe marxiana (borghesia vs proletariato).

  • Altre volte è meno dirompente e può avere effetti positivi: aiuta a conoscersi, stabilire nuove norme e convivere.

LA DEVIANZA



1. Violazione della norma

L’ordine sociale si fonda su codici di comportamento più o meno chiari.
Devianza: comportamenti che violano le norme sociali.

2. Le sanzioni

Servono a disincentivare la trasgressione:

  • Formali: multe, pene, arresti.

  • Informali: disapprovazione, isolamento, critica.
    La gravità della sanzione è proporzionata all’importanza della norma.

3. Devianza e immoralità

Non esistono comportamenti devianti “in sé”, ma solo in relazione alle norme di una società.
È un concetto osservativo, non morale. Esempio: a Sparta era moralmente accettato abbandonare i neonati deboli, mostrando la relatività storica e culturale della devianza.

LA CRIMINALITÀ

1. Comportamenti criminali

È la forma più rilevante di devianza, perché viola le norme codificate nelle leggi.
Non esistono atti criminali “in sé”: diventano tali quando sono vietati dalla legge.

2. Devianza, criminalità e diversità culturale

La tolleranza verso certi comportamenti varia secondo età, cultura, contesto (es. uso di droghe leggere).

3. Devianza e innovazione

La tolleranza verso la devianza è oggi maggiore: comportamenti un tempo criminalizzati (sciopero, omosessualità) non lo sono più. Dalla devianza può nascere il progresso.

LA CARRIERA DEVIANTE

1. I percorsi di devianza

Come si “diventa” criminali: la carriera deviante è una successione di eventi che portano alla stabilizzazione del comportamento deviante.

2. La stigmatizzazione

Quando una persona viene etichettata come “deviante” o “criminale”, può interiorizzare quel ruolo. Non è più “uno che ha commesso un reato”, ma “un criminale”. Questo ostacola il reinserimento sociale e rafforza l’identità deviante dell'individuo. 

3. Il carcere

Strumento di controllo sociale, ma è spesso inefficace perché favorisce la socializzazione con la criminalità organizzata e rende quindi più difficile il reinserimento sociale, spingendo al contrario il carcerato tornato in libertà a rifare i reati commessi.



4. Criminalità come conformismo sociale

In certi contesti (quartieri degradati, mafia) la devianza può diventare norma interna a una subcultura, pur restando deviante per la società più ampia.

IL CONTROLLO SOCIALE

1. Definizione

Insieme dei mezzi con cui la società regola i comportamenti degli individui, per mantenere l’ordine e prevenire la devianza.

2. Forme di controllo

  • Socializzazione: principale forma preventiva, tramite cui si interiorizzano le norme.

  • Sanzioni: formali (leggi, pene) e informali (critiche, approvazione).

  • Persuasione: convincere a cambiare comportamento.

  • Ridefinizione delle norme: es. depenalizzazione delle droghe leggere.

3. Organizzazioni del controllo sociale

Istituzioni preposte al rispetto delle leggi: polizia, tribunali, carceri, ecc. Esse collaborano per reprimere e prevenire la criminalità.
Le pene variano per gravità del reato (pecuniarie, detentive, pena di morte in alcuni Paesi).


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