Il capitale umano è un film del regista Paolo Virzì del 2013, che racconta, da tre punti di vista diversi, gli eventi che ruotano attorno a un incidente stradale avvenuto la notte di Natale: un ciclista viene investito da un SUV e l’identità del colpevole non è subito chiara.
La narrazione è suddivisa in tre capitoli più un epilogo, ognuno dedicato a un personaggio:
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Dino Ossola – un agente immobiliare di ceto medio, ambizioso e indebitato, che tenta di entrare nel mondo dell’alta borghesia investendo in un fondo speculativo gestito da Giovanni Bernaschi, un ricco finanziere.
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Carla Bernaschi – la moglie del finanziere, intrappolata in una vita agiata ma vuota, che cerca un senso attraverso il restauro di un teatro locale.
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Serena Ossola – la figlia di Dino, fidanzata con il figlio dei Bernaschi ma sentimentalmente legata a un ragazzo problematico, Luca, ingiustamente accusato dell’incidente.
L’epilogo svela la verità sull’incidente e, soprattutto, mette in luce il tema centrale: quanto vale una vita umana in una società dominata dal denaro e dalle apparenze.
Attraverso questi personaggi, il film riflette sulle disuguaglianze e su come il valore dell’individuo venga ridotto a “capitale umano”, ossia al suo contributo economico alla società.
Dal punto di vista psicologico, i protagonisti sono vittime di alienazione: Dino è ossessionato dal successo e perde il contatto con i propri valori morali; Carla vive un vuoto esistenziale, prigioniera di un benessere materiale che non le dà felicità; Serena cerca una propria identità in un ambiente che le impone modelli di comportamento e aspettative sociali.
Il film mostra come la pressione sociale e il desiderio di riconoscimento portino i personaggi a sacrificare l’autenticità per conformarsi a un sistema basato sull’apparenza.
Conclusione
Il capitale umano pone quindi l'attenzione su:
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la perdita di valori umani autentici,
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la disumanizzazione dei rapporti sociali,
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l’illusione della ricchezza come misura del successo.
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