Educare e istruire i sudditi nel Settecento
Il contesto europeo
Negli anni '60 e '70 del Settecento, tutte le monarchie europee iniziarono a introdurre nuovi sistemi scolastici. Un ruolo particolarmente importante lo ebbe l’Impero asburgico, sotto il regno di Maria Teresa e di Giuseppe II. In questo periodo si posero le basi del moderno sistema scolastico gestito dallo Stato. I sovrani illuminati erano convinti che fosse loro dovere prendersi cura del popolo, e compresero che estendere l’istruzione significava anche rafforzare il sentimento di fedeltà al sovrano.
Educazione e controllo: una doppia funzione
La scuola aveva due obiettivi fondamentali:
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Disciplina sociale: educare il popolo al rispetto delle regole e al buon comportamento, prevenendo così il crimine (reato e peccato venivano visti come strettamente legati).
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Diffusione dei "lumi": promuovere un miglioramento etico e culturale, senza però spingere eccessivamente lo spirito critico (che poteva diventare pericoloso in chiave rivoluzionaria).
L’alfabetizzazione dei ceti popolari era quindi promossa, ma sempre accompagnata da una forte componente religiosa moderatrice.
Federico II di Prussia fu un precursore di questa linea: riteneva che fosse meglio educare preventivamente i bambini, inculcando virtù morali attraverso l'insegnamento religioso, piuttosto che doverli punire in età adulta. L’editto sull’obbligo scolastico fu redatto da Johann Julius Hecker.
Johann Ignaz von Felbiger e il "metodo normale"
Nel 1765 l’abate Johann Ignaz von Felbiger redasse un analogo provvedimento per la Slesia, regione strappata all’Austria durante la guerra di successione. Si accorse che molti cattolici mandavano i figli nelle scuole luterane, ritenute di qualità superiore. Studiò quindi il metodo pedagogico in uso a Berlino e lo adattò alle scuole cattoliche della Slesia, con grande successo. Tale metodo prevedeva:
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Insegnamento simultaneo a gruppi di alunni di età diverse.
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Norme didattiche dettagliate per l'insegnamento di lettura, scrittura, calcolo, catechismo, ecc.
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Una formazione degli insegnanti molto più rigorosa rispetto ai "mastri" tradizionali.
Maria Teresa, colpita dai risultati, chiese a Federico II di poter far emigrare Felbiger in Austria.
La riforma della scuola elementare in Austria
Nel 1774, Felbiger giunse a Vienna e avviò una delle più importanti riforme scolastiche teresiane. Furono espropriati i beni dei gesuiti, soppressi poco prima, per finanziare la scuola elementare pubblica. Fu introdotto l’obbligo scolastico per tutti i bambini, maschi e femmine, dai 6 ai 13 anni.
Le scuole si articolavano su tre livelli:
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Scuole triviali (elementari minori): lettura, scrittura, calcolo. Durata: 1 anno nelle campagne, 2 anni in città.
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Scuole maggiori (elementari superiori): durata 3-4 anni, con materie aggiuntive come latino, scienze, geografia, storia.
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Scuole normali: 4 insegnanti, materie tecniche (disegno, geometria, meccanica) e tedesco più approfondito. Includevano anche corsi di formazione per i futuri maestri, grande novità del tempo.
Ogni parrocchia doveva avere almeno una scuola triviale; le città potevano ospitare anche scuole maggiori e normali.
Un sistema scolastico gerarchico e accentrato
La struttura del sistema educativo era piramidale e centralizzata:
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Ispettori locali: controllavano le condizioni degli edifici scolastici, l’applicazione del metodo normale, la condotta degli insegnanti e la frequenza scolastica. Redigevano un rapporto ogni sei mesi.
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Commissioni scolastiche regionali: coordinate da Felbiger.
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Commissione aulica degli studi, con sede a Vienna: equivalente a un moderno ministero dell’istruzione.
Alla morte di Maria Teresa, quasi il 70% delle scuole era già stato riformato. Giuseppe II portò avanti il processo, procedendo anche con la laicizzazione del corpo docente.
Nella Lombardia austriaca, la riforma ebbe grande successo: le scuole elementari raddoppiarono e la formazione dei maestri migliorò. Il metodo normale si diffuse nel resto d’Italia durante gli anni napoleonici.
Verso una maggiore professionalità dei maestri
Con la riforma, gli insegnanti iniziarono a essere professionalizzati:
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Vennero introdotti concorsi pubblici, con diritti e doveri per i docenti.
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Furono previste pensioni.
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Nel 1805, presso l’Università di Vienna, fu istituita la prima cattedra di pedagogia dell’Impero (seconda nella storia, dopo quella dell’Università di Halle).
Il maestro: da uomo di chiesa a professionista laico
Nel XVIII secolo esisteva una grande varietà di figure che svolgevano il ruolo di maestro:
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Religiosi appartenenti a congregazioni, dedicati formalmente all’insegnamento.
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Sacerdoti singoli, che spesso insegnavano gratuitamente a pochi bambini.
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Persone umili (artigiani, contadini, ex soldati) che arrotondavano il proprio reddito facendo scuola, anche in natura (ricevendo beni anziché denaro).
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Docenti privati specializzati, soprattutto nelle città, ad esempio in contabilità o lingue.
La disponibilità di insegnanti era molto disomogenea: nelle campagne era spesso difficile trovare qualcuno, e il clero era preferito sia per competenze minime sia per la moralità. Anche nei paesi protestanti, l’istruzione primaria era spesso affidata ai padri di famiglia, che insegnavano a leggere la Bibbia.
Le caratteristiche dell’apprendimento tradizionale
L’apprendimento era in genere schematico e mnemonico, basato sulla ripetizione: i catechismi infatti erano organizzati in domande e risposte da memorizzare. La scuola rimaneva comunque imperniata sulla religione, il contrario sarebbe stato impensabile.
Con l’Illuminismo si cominciarono a mettere in discussione questi metodi e contenuti. Tuttavia, sia i governi sia i padri di famiglia mostrarono resistenze verso una scuola laica, ritenuta poco affidabile. Anche il metodo normale, pur innovativo, incontrò inizialmente opposizioni.
Un lavoro stabile e decoroso
Con l’Impero asburgico e soprattutto sotto Giuseppe II, iniziò il processo di laicizzazione dell’insegnamento. Lo Stato prese il controllo della formazione dei maestri e applicò il metodo normale.
Durante l’età napoleonica, anche in Italia, si costruì una rete di scuole pubbliche gratuite. I maestri e i locali scolastici erano infatti pagati dai comuni. Vi si insegnava la lingua nazionale (non il latino), e si introdusse il sistema metrico decimale. Tuttavia, lo status dei maestri variava:
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Nelle campagne, condizioni peggiori e stipendi minimi.
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Nelle città, i maestri erano spesso più istruiti, meglio pagati e più stimati.
L’insegnamento diventò un lavoro stabile e rispettabile, accessibile tramite concorso pubblico. Alcuni sacerdoti lasciarono la professione perché non volevano sottoporsi a esami pubblici.
Con la Restaurazione, il processo di professionalizzazione e laicizzazione si intensificò ulteriormente e si aprì anche alle maestre laiche, per l’insegnamento nelle scuole femminili. Anche per loro erano previsti esami e formazione specifica, contribuendo a rendere l’insegnamento un lavoro decoroso e sicuro anche per le donne.
I nuovi libri di testo
La laicizzazione illuminista dell’istruzione avanzò lentamente e solo in alcune regioni d’Europa, ma portò a cambiamenti significativi anche nei contenuti dell’insegnamento:
Contenuti tradizionali: catechismi, vite dei santi, testi religiosi.
Nuovi contenuti laici:
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Valori morali e civici (es. condanna dell’ozio, esaltazione della ragione).
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Apprendimento progressivo: alfabeto, sillabazione, semplici letture, rudimenti scientifici.
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L’utilità pratica del sapere: insegnare a ragionare, conoscere la natura come sistema regolato da leggi, contrastare superstizioni.
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Educazione morale: le buone azioni portano ricompense, le cattive azioni punizioni. Un modello etico semplice ma efficace per formare cittadini e lavoratori onesti.
Il metodo normale e l’opera di Felbiger
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Un solo maestro per tutta la classe, con uso collettivo di libri di testo adeguati, letti insieme.
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Libri scritti dallo stesso Felbiger, imposti per legge a tutti gli insegnanti per garantire uniformità nell’Impero.
Anche se ispirato da principi illuministi, il fine ultimo del metodo non era solo l’emancipazione culturale, ma soprattutto formare “buoni cristiani” e “laboriosi sudditi”.
Felbiger introdusse anche l’uso di favole e proverbi per trasmettere valori morali semplici e concreti (es. comportarsi bene, non rubare, essere rispettosi).
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